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Storia di Bolzano

In epoca preistorica la piana di Bolzano era attraversata da tre fiumi, l’Adige, l’Isarco ed il Tàlvera, ed era sicuramente coperta da stagni e paludi. Alcuni reperti archeologici, scoperti sulla collina di Castelfeder vicino ad Ora e sulle alture di Castelvecchio nei pressi di Caldaro, fanno ritenere che i primi insediamenti umani siano sorti sulle pendici dei monti circostanti.
In epoca storica, la zona fu abitata da tribù nordiche dei Reti, che nel 15 a.C. vennero disperse dalle legioni romane comandate dal generale Druso, figlio adottivo di Augusto. Druso conquistò la Val d’Adige e la Val d’Isarco e fondò il nucleo originario della futura città, costruendo il Pons Drusi, tuttora esistente sul Tàlvera. La zona venne inclusa nella decima legione d’Italia (Venetia et Histria) ed il borgo, per la sua posizione naturale, divenne una munita stazione sulla Retica, la grande strada romana che si spingeva oltre il Brennero e raggiungeva Innsbruck e Augusta.
Dopo la caduta di Roma, la regione subì l’invasione dei Goti, dei Franchi, dei Longobardi e dei Baiuvari. Ormai parte del Sacro Romano Impero, la zona del Ponte Drusio cominciò a chiamarsi Bauzanum mentre la popolazione si spostò sulla collina del Virgolo, sopra Bolzano. Nel secolo XI l’imperatore Corrado diede in feudo la zona di Bolzano al principe-vescovo di Trento Ulderico II, che trasformò l’antico contesto di insediamenti sparsi e poco aggregati della conca bolzanina in un fiorente borgo mercantile. Fu quello il primo vero centro abitato che, alla fine del XII secolo, darà luogo alla città di Bolzano.

Ma questa prima fase di espansione urbana fu contrassegnata anche da grande conflittualità, soprattutto tra i vescovi di Trento ed i conti di Tirolo. Con il risolversi del contrasto a completo favore di Mainardo di Tirolo-Gorizia alla fine del XIII secolo ed in seguito con il pacifico passaggio agli Asburgo nel 1363, il clima politico e sociale bolzanino sembrò avviarsi verso un periodo di relativa tranquillità e sviluppo economico, contrassegnato anche dai privilegi che gli Asburgo elargirono alla città, tra cui quello per il consiglio comunale concesso dal re Federico III nel 1442. Lo sviluppo urbanistico ed edilizio della città subì un marcato processo di accelerazione e di addensamento tra XV e XVI secolo, quando il duca Sigismondo ed il re Massimiliano I fecero di Bolzano un centro economico e politico della contea del Tirolo.

Nel XVI e XVII secolo l’evoluzione dell’antico distretto cittadino verso un centro urbano di importanza sovraregionale continuò. Infatti la città, grazie anche alla notevole immigrazione dalle aree meridionali della Germania e dell’Austria, compì un salto di qualità a livello di insediamento di attività produttive, artigianali e mercantili. I proventi della produzione vinicola, delle attività connesse ai trasporti ed ai depositi di merci e quelli legati alle fiere arricchirono la consistenza ed il prestigio del ceto dei ricchi mercanti nel vecchio nucleo cittadino dei Portici: si iniziavano a delineare così le premesse della radicale evoluzione delle strutture economiche e sociali che si sarebbe avviata e compiuta nei secoli seguenti.

In seguito alla rivoluzione francese e alla Pace di Presburgo, che seguì la sconfitta dell’Austria, la città fu annessa dapprima alla Baviera e, per un breve periodo, al Regno Italico. Durante l’occupazione napoleonica Bolzano fu a capo di un distretto del dipartimento dell’Alto Adige (Haut-Adige od Ober-Etsch), il cui capoluogo era Trento. Dopo la caduta di Napoleone tornò all’Impero austriaco, alla quale rimase ininterrottamente fino al 1918. Con il ritorno all’Austria la città tornò anche a crescere dal punto di vista edilizio ed economico. Nel 1910-1911 il territorio cittadino si espanse costituendo la cosiddetta “Groß-Bozen”, dato che il comune di Dodiciville (Zwölfmalgreien) decise di costituire un unico comune con Bolzano.

Dopo la Prima Guerra Mondiale Bolzano, insieme al resto dell’attuale provincia autonoma, venne annessa all’Italia. Con l’avvento del Fascismo il territorio di Bolzano venne massicciamente italianizzato, tanto che oggi è uno dei cinque comuni della provincia di Bolzano a maggioranza italofona. In questa fase la città duplica la propria grandezza con la costruzione dell’attuale zona industriale, dei rioni “Littorio” (oggi Novacella), “Dux” (oggi Don Bosco), “Venezia” (oggi San Quirino). Questi quartieri servivano ad ospitare gli impiegati statali e gli operai delle nuove industrie fatti migrare dal fascismo per mettere in minoranza la popolazione di lingua tedesca e ladina.

Dopo l’armistizio italiano nella Seconda Guerra Mondiale Bolzano, insieme al resto dell’Alto Adige e delle limitrofe province di Trento e Belluno, venne inclusa nella Alpenvorland, la zona d’operazione delle Prealpi creata da Hitler, diventandone il capoluogo. In questo periodo in città vennero ripristinati i toponimi tedeschi e vennero utilizzati diversi rifugi antiaerei, alcuni dei quali tuttora integri.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Bolzano rimase all’Italia, a patto però di garantire una forte autonomia al Trentino-Alto Adige e di tutelare la minoranza di lingua tedesca che abitava la provincia di Bolzano. Ancora oggi la regione è a statuto speciale.

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