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Storia di Amburgo

Amburgo deve il suo nome al primo edificio permanente nella zona, un castello costruito a protezione di un battistero che sorgeva sul fondo roccioso di una palude fra l’Alster e l’Elba e che serviva come difesa contro le invasioni slave. Il nome del fortino era Hammaburg, dove la parola burg ha il significato di castello, mentre la parola Hamma rimane di origine incerta.

Nel 1189 Federico Barbarossa garantì ad Amburgo lo stato di Città Libera Imperiale, con l’esenzione dal pagamento delle tasse doganali, oltre al diritto di commerciare a sud dell’Elba fino alla foce. Il 7 maggio 1189 è considerata ancora oggi la data storica e ufficiale di fondazione del porto, che ogni anno viene festeggiato nell’Hafengeburstag, una delle più grandi feste portuali del mondo.

Il fiorente porto fece spesso gola a molti conquistatori e non meno a Napoleone, che riuscì a impadronirsi della città per un breve periodo, dal 1810 al 1814. Amburgo conobbe il suo periodo di maggior crescita durante la seconda metà del XIX secolo, quando la sua popolazione crebbe di oltre quattro volte fino a raggiungere gli 800.000 abitanti e diventando il terzo porto d’Europa grazie alle rotte commerciali sull’Atlantico. Nel 1842 però, durante quello che è rimasto nella storia cittadina come il Grande Incendio, circa un quarto della città vecchia fu distrutto assieme a 3 chiese, al municipio e a un numero indefinito di altri edifici. La ricostruzione durò oltre 40 anni.

Dopo la Prima Guerra mondiale la Germania perse le sue colonie e conseguentemente Amburgo perse molte delle sue rotte commerciali.

Durante la Seconda Guerra mondiale la città fu fortemente danneggiata dagli Alleati, tanto che, anche dopo la ricostruzione degli ultimi cinquant’anni soprattutto la città vecchia non ha più potuto riacquistare il suo passato architettonico.

Dopo la caduta del muro di Berlino Amburgo ha potuto tornare ad ambire al primato come porto per le navi da container e centro di scambi commerciali.

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